L`OSSERVATORE ROMANO

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L’OSSERVATORE ROMANO
POLITICO RELIGIOSO
GIORNALE QUOTIDIANO
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Unicuique suum
Anno CLV n. 43 (46.881)
Città del Vaticano
domenica 22 febbraio 2015
.
Appello di Papa Francesco durante l’incontro con i fedeli della diocesi di Cassano all’Jonio
Concessa ad Atene una proroga degli aiuti
O Gesù o il male
Accordo
in extremis
I gesti esteriori di religiosità non bastano per accreditare come credente chi vive di illegalità
«A quanti hanno scelto la via del
male e sono affiliati a organizzazioni
malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione». Incontrando i
fedeli della diocesi calabrese di Cassano all’Jonio — ricevuti in udienza
nella mattina di sabato 21 febbraio,
nell’Aula Paolo VI — il Papa ha lanciato un nuovo appello a coloro che
«con la cattiveria e l’arroganza tipica
dei malavitosi fanno dell’illegalità il
loro stile di vita».
La scelta, ha detto chiaramente, è:
«o Gesù o il male». Non ci si può
dire cristiani — ha incalzato — e
«violare la dignità delle persone» o
«programmare e consumare gesti di
violenza contro gli altri e contro
l’ambiente». Gli stessi «gesti esteriori di religiosità», se non sono accompagnati «da vera e pubblica conversione», non bastano «per considerarsi in comunione con Cristo e con la
sua Chiesa».
«Aprite il vostro cuore al Signore!» ha ripetuto il Pontefice rivolgendosi direttamente ai malavitosi. E
ha assicurato: «Il Signore vi aspetta
e la Chiesa vi accoglie se, come pubblica è stata la vostra scelta di servire
il male, chiara e pubblica sarà anche
la vostra volontà di servire il bene».
Nel discorso ai pellegrini della
diocesi — con i quali erano anche i
rappresentanti della comunità Emmanuel, impegnata nel recupero
umano e sociale dei giovani — Francesco ha richiamato «la bellezza»
della terra calabra, ricordando che
«è un dono di Dio e un patrimonio
da conservare e tramandare in tutto
il suo splendore alle future generazioni». Per questo ha invocato «l’impegno coraggioso di tutti, a iniziare
dalle istituzioni, affinché essa non
sia sfregiata in maniera irreparabile
da interessi meschini».
Alle comunità cristiane, in particolare, il Papa ha chiesto di «essere
protagoniste di solidarietà» e le ha
esortate «a non fermarsi di fronte a
chi, per mero interesse personale, semina egoismo, violenza e ingiustizia» tra la gente. «Opponetevi — ha
detto — alla cultura della morte e
siate testimoni del Vangelo della vita! La luce della Parola di Dio e il
sostegno dello Spirito Santo vi aiutino a guardare con occhi nuovi e disponibili alle tante nuove forme di
povertà che gettano nella disperazione tanti giovani e tante famiglie».
PAGINA 7
Mentre le Nazioni Unite chiedono di trovare una rapida soluzione alla crisi
Strage jihadista nell’est della Libia
TRIPOLI, 21. Attentati, decine di
morti, stallo nei negoziati: la Libia
sta attraversando una grave crisi e il
segretario generale dell’Onu, Ban
Ki-moon, ha sottolineato ieri sera
che «questi atti terroristici ci ricordano più che mai la necessità di trovare rapidamente una soluzione politica alla crisi attuale per ristabilire la
pace e la stabilità nel Paese».
Due attentatori suicidi del cosiddetto Stato islamico (Is) a bordo di
un’autobomba hanno compiuto ieri
un massacro con 47 vittime nell’est.
Nell’attacco che ha interessato la città di Al Qubah, secondo varie fonti,
sono state utilizzate tre autobombe
per colpire un distributore di carburante, la sede del dipartimento della
Sicurezza e l’abitazione di Aqila Saleh, presidente del Parlamento libico
riconosciuto dalla comunità internazionale. Al Qubah ha circa venticinquemila abitanti e si trova quasi a
metà strada fra Derna e Al Bayda,
una delle due sedi del Governo libico. Nella rivendicazione l’Is parla di
due attentatori che volevano vendicare i raid aerei egiziani sulla città di
D erna.
Nel
frattempo,
la
missione
dell’Onu in Libia, che con l’inviato
speciale Bernardino León sta cercando di costituire un Governo di unità
nazionale favorendo il dialogo tra il
Governo di Tobruk (riconosciuto a
livello internazionale) e i rivoluzionari di Tripoli, ha dichiarato che la
«migliore risposta al terrorismo è
quella di andare avanti nella ricerca
di una soluzione politica». Ciò nonostante, questa strada sembra ancora in salita, stando almeno alle ultime indiscrezioni, con le diverse fazioni libiche che continuano a scambiarsi reciproche accuse. Il ministro
degli Affari esteri italiano, Paolo
Gentiloni, ha parlato di «schermaglie della vigilia di un nuovo appuntamento negoziale».
Sul fronte dei combattimenti, intanto, fonti ufficiali libiche hanno
annunciato che l’Egitto sta realizzando un blocco navale per impedire
traffici di armi in favore dei jihadisti.
Prosegue inoltre l’assedio delle milizie islamiche di Misurata (sostenitrici del Governo di Tripoli) agli uomini dell’Is asserragliati a Sirte, peraltro bombardata da aerei libici di
provenienza non chiara.
L’offensiva ai miliziani dell’Is
continua anche in Siria, mescolandosi anche alla guerra civile, in corso
dal 2011, tra i ribelli siriani e l’esercito del presidente Assad. A questi
Ban Ki-moon si è rivolto ieri
chiedendo una tregua umanitaria per
garantire assistenza ai profughi, «un
passo necessario per arrivare a una
Timori dell’Onu per il mancato
rispetto della tregua
y(7HA3J1*QSSKKM( +,!"!?!?!$!
Ancora violenze
in Ucraina
PAGINA 2
Bergoglio e Paolo
VI
L’evangelizzazione
al centro di tutto
Familiari dei copti egiziani assassinati dai miliziani dell’Is in Libia (La Presse/Ap)
PAUL POUPARD
A PAGINA
4
soluzione politica» ha detto il
segretario generale. La situazione è
sempre più drammatica soprattutto
in Libano, dove oltre un milione di
profughi cercano di sopravvivere al
gelo di un inverno particolarmente
rigido.
Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis (Afp)
ATENE, 21. Via libera: l’Eurogruppo
ha raggiunto ieri un accordo con
Atene che smentisce, per ora, qualsiasi futuro scenario critico. La
Grecia ha ottenuto lo sblocco dei
prestiti europei con un’estensione
di quattro mesi, ma gli aiuti saranno vincolati alle misure che realizzerà e che, per una prima parte,
dovrà presentare già lunedì. Le istituzioni europee valuteranno se
queste sono sufficienti. Solo dopo
la verifica — si legge nel testo
dell’accordo — ci sarà il rilascio del
prestito.
«Il prolungamento degli aiuti è
un piccolo passo verso una nuova
direzione» ha commentato il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. «Siamo tutti vincitori: è
un grande passo avanti per l’Europa» ha detto il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan.
Per il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, il testo dell’accordo «è molto
profondo, denso e dice cose importanti per ognuno, quindi è pienamente onnicomprensivo». Siamo
molto lieti — ha aggiunto l’ex ministro francese — «che il lavoro possa
ora realmente cominciare». E an-
Udienza del Pontefice
al cancelliere tedesco
che il titolare delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha scritto su
Twitter un messaggio positivo: «Si
procede».
L’intesa raggiunta si fonda su
quattro punti: estensione dell’attuale programma di aiuti per quattro
mesi, completamento con successo
della valutazione delle misure prima dei nuovi aiuti, elenco delle riforme entro lunedì e rispetto degli
impegni presi. In sostanza, la Grecia si è impegnata ad astenersi dal
ritirare o modificare unilateralmente le misure concordate. I paletti
del programma di salvataggio europeo per Atene dovrebbero dunque
restare fissi. Resta tuttavia in sospeso il nodo delle trattative: se
Atene presenterà un nuovo programma o continuerà a portare
avanti anche dopo questi quattro
mesi il piano internazionale.
Già nel pomeriggio erano circolate voci sulla possibilità di un’intesa. Il premier greco, Alexis Tsipras, si era detto «certo» che la richiesta di un’estensione degli aiuti
sarebbe stata accettata, nonostante
l’opposizione tedesca. «La Grecia
— ha dichiarato oggi Tsipras — ha
fatto tutto il possibile per arrivare
a una soluzione comune e positiva,
basata sul principio di un doppio
rispetto: quello delle regole europee e quello dei risultati elettorali
degli Stati membri».
Sullo sfondo, un grande lavoro
delle diplomazie. Il presidente del
Consiglio italiano, Matteo Renzi,
ha avuto ieri un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco, Angela Merkel. La Germania è sempre
rimasta ferma sulle proprie posizioni: il rispetto degli impegni presi e
della stabilità dell’eurozona.
NOSTRE
INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua
Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marc Ouellet,
Prefetto della Congregazione
per i Vescovi.
Nella mattina di sabato, 21 febbraio, Papa Francesco ha ricevuto
in udienza, nel Palazzo apostolico,
il cancelliere federale di Germania,
Angela Merkel, la quale si è successivamente incontrata con il cardinale Pietro Parolin, segretario di
Stato, accompagnato dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli
Stati.
Nel corso dei cordiali colloqui,
e in vista del prossimo vertice del
G7, che si terrà in Baviera, è stata
dedicata speciale attenzione ad alcune questioni di carattere interna-
zionale, con particolare riferimento
alla lotta contro la povertà e la fame; lo sfruttamento degli esseri
umani e i diritti della donna; le
sfide della salute globale e la custodia del creato. Si è trattato anche del tema dei diritti umani e
della libertà religiosa in alcune
parti del mondo, accennando
all’importanza dei valori spirituali
per la coesione sociale.
Infine, ci si è soffermati sulla situazione in Europa, e si è sottolineato, in particolare, l’impegno
per giungere a una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina.
Il Santo Padre ha ricevuto
questa mattina in udienza Sua
Eccellenza la Signora Angela
Merkel, Cancelliere della Repubblica Federale di Germania,
e Seguito.
Il Santo Padre ha nominato
Nunzio Apostolico in Mozambico Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Edgar Peña
Parra, Arcivescovo titolare di
Telepte, finora Nunzio Apostolico in Pakistan.
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domenica 22 febbraio 2015
Timori dell’Onu per il mancato rispetto della tregua
Ancora violenze in Ucraina
Washington accusa Mosca di sostenere i separatisti a Debaltseve
KIEV, 21. Resta critica la situazione
in Ucraina dove proseguono i combattimenti: i ribelli filorussi hanno
bombardato la strategica città di Debaltseve nella quale le truppe di
Kiev sono state costrette a ritirarsi.
Il segretario generale dell’Onu, Ban
Ki-moon, ha avuto ieri sera un col-
Moody’s
taglia
il rating
della Russia
WASHINGTON, 21. L’agenzia internazionale Moody’s ha tagliato ieri
sera il rating della Russia portandolo da Baa3 a Ba1, il livello che
indica la presenza di significativi
rischi per il credito. L’outlook,
vale a dire la prospettiva economica, è negativo.
In una nota Moody’s spiega la
sua decisione di tagliare il rating
alla Russia innanzitutto col persistere della crisi nell’est dell’Ucraina e con il netto calo del prezzo
del petrolio, due elementi che
«minano ulteriormente le prospettive di crescita di medio termine». In secondo luogo — spiega l’agenzia — la solidità delle finanze di Mosca «è destinata a diminuire come risultato delle pressioni sul bilancio e la persistente
erosione degli scambi con l’estero,
dovuti a un ristretto accesso sui
mercati». Infine «aumentano i rischi, anche se sono ancora bassi,
che la risposta internazionale al
conflitto militare in Ucraina spinga le autorità russe a decidere di
mettere in discussione, direttamente o indirettamente, il pagamento puntuale degli interessi sul
debito estero».
loquio telefonico con il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin,
elogiando la leadership mostrata dal
presidente Petro Poroshenko negli
sforzi per trovare una soluzione al
conflitto in corso nell’est del Paese.
Ban Ki-moon ha «espresso la sua
preoccupazione per la situazione ancora pericolosa sul campo, e la speranza che il cessate il fuoco deciso il
12 febbraio a Minsk sia attuato in
tutta la regione» ha detto un portavoce. Sulla possibilità di una missione di pace in Ucraina orientale, il
segretario generale ha informato il
capo della diplomazia di Kiev che le
Nazioni Unite appoggeranno qualunque decisione verrà presa dal
Consiglio di sicurezza.
Anche il vicepresidente americano,
Joe Biden, ha avuto ieri un colloquio telefonico con il premier e il
presidente dell’Ucraina, Arseniy Yatsenyuk e Petro Poroshenko, e ha
«condannato con forza l’offensiva
delle forze separatiste nella città di
Debaltseve». La Casa Bianca riferisce inoltre che Biden ha concordato
con i due leader che «la Russia non
può continuare a nascondersi dietro
la falsa affermazione che le ultime
operazioni militari sono solo il lavoro di separatisti locali».
Il cessate il fuoco in Ucraina non
viene dunque rispettato. Prendendo
atto di almeno trecento violazioni da
quando è stato dichiarato, Unione
europea e Stati Uniti hanno accusato Mosca, avvertendo il Cremlino
che sono pronte a «nuove sanzioni».
Ad alzare il tiro per prima è Bruxelles: «Stiamo raggiungendo chiaramente il punto in cui ulteriori sforzi
diplomatici diventeranno inutili a
meno che non siano supportati in
modo credibile da ulteriori azioni»,
ha affermato in una nota il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk. «Mi sto consultando con
i leader europei sui prossimi passi»
diretti verso «un ulteriore aumento
dei costi da sostenere per l’aggressione all’Ucraina», ha continuato, ma
anche caratterizzati da ulteriori contributi alla de-escalation, come la
proposta del presidente ucraino su
come l’Ue possa migliorare il monitoraggio del cessate il fuoco», ha
A causa della guerra nel Sud Sudan
Le centodieci ferite
della Barcaccia
Quattrocentomila bambini
senza istruzione
ROMA, 21. Scalfitture e scheggiature in diversi punti, in tutto ben
centodieci “ferite”. Questo il bilancio delle devastazioni subìte dalla
Barcaccia, la fontana del Bernini in
piazza di Spagna a Roma, per mano dei teppisti olandesi. «Per fortuna molti frammenti della fontana
sono stati ritrovati» ha spiegato
l’assessore alla Cultura del Comune
di Roma, Giovanna Marinelli, al
ROMA, 21. Il Governo italiano ha
varato ieri i decreti attuativi della
legge delega sulla riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs Act. Con
questi provvedimenti si introduce
il contratto a tutele crescenti, per
i neoassunti, e si prevede una
nuova tutela dei licenziamenti:
per quelli ingiustificati non ci sarà il reintegro ma un indennizzo
economico, a eccezione dei licenziamenti discriminatori o disciplinari. Si pone fine inoltre, a partire dal 2016, ai contratti a progetto, la cui disciplina sarà ridefinita
successivamente mentre per i contratti a tempo determinato rimane
la durata massima di tre anni.
Con i decreti attuativi il Governo introduce anche un pacchetto
di liberalizzazioni che riguarda
diversi settori, dalle assicurazioni
ai fondi pensione, dai prezzi di
energia elettrica, gas e carburanti
alle attività di avvocati e notai. A
proposito di questi ultimi, viene
eliminato l’obbligo dell’intervento
notarile per le compravendite di
immobili di valore inferiore ai
centomila euro, i cui atti potranno essere stipulati con l’assistenza
di avvocati. Per questi ultimi viene invece introdotto l’obbligo di
presentare ai clienti un preventivo
di spesa riguardante la loro consulenza.
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Ribelli filorussi alle porte di Debaltseve (Afp)
Dopo il passaggio dei teppisti olandesi
termine dei rilievi. «Si tratta di un
danno rilevante, oltre che di un oltraggio a un’opera d’arte straordinaria» ha spiegato Annamaria Cerioni, responsabile del servizio restauri della Soprintendenza capitolina ai Beni Culturali. L’Olanda
non vuole pagare i danni, che ammontano a tre milioni di euro, ma
sta collaborando per identificare i
responsabili.
Nuove norme
in Italia su lavoro
e concorrenza
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scritto Tusk alludendo alla possibilità di una missione Ue in Ucraina.
Francia e Germania sono più convinte che mai che nuove sanzioni sono un’opzione. «Con il cancelliere
tedesco non abbiamo mai smesso di
discutere dagli accordi di Minsk del
settembre 2014 e siamo più convinti
che mai che debbano essere applicati
tutti gli accordi», ha affermato il
presidente francese, François Hollande, in una conferenza stampa congiunta ieri a Parigi con il cancelliere
Angela Merkel.
Dello stesso avviso è Washington.
Un gruppo di senatori, tra cui il democratico Richard Durbin e il repubblicano John McCain, ha chiesto
in una lettera il rafforzamento immediato delle sanzioni a Mosca per il
sostegno di quest’ultima ai separatisti. I parlamentari hanno sollecitato
il segretario di Stato, John Kerry, a
decidere l’invio di armi a Kiev. «Il
nostro obiettivo rimane il sostegno
all’applicazione di questi accordi, ma
seguiamo gli sviluppi molto da vicino» ha sottolineato l’Amministrazione Obama.
JUBA, 21. Sono oltre quattrocentomila i bambini che non possono andare a scuola nel Sud Sudan a causa
del sanguinoso conflitto in corso.
Molti bambini e ragazzi fra i tre e
i diciotto anni sono infatti tuttora rifugiati presso i campi per sfollati interni o ospitati in altre comunità devastate dalla guerra, dove i servizi
educativi non sono disponibili.
Circa il settanta per cento delle
1200 scuole nelle principali zone di
conflitto sudsudanese sono state
chiuse, aumentando le preoccupazioni che un’intera generazione di bambini possa rimanere indietro a causa
della guerra. «L’istruzione di qualità
è uno elemento molto importante
per lo sviluppo economico, sociale e
culturale di un Paese ed è anche uno
dei principali diritti umani», ha spiegato Jonathan Veitch, rappresentante
dell’Unicef in Sud Sudan.
Proprio per questo, l’organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite
ha avviato un programma — “Back
to Learning” — per permettere ai
bambini di ritornare a scuola nei
prossimi dodici mesi in dieci Stati
del Paese africano, comprese le aree
interessate dai combattimenti. Il programma comprenderà l’istruzione
pre-scolare e di base, la ripresa di
programmi per gli adolescenti e il
sostegno psicologico nelle classi.
L’interruzione delle scuole a causa
della guerra, spiega l’Unicef in un
rapporto, ha aggravato un sistema
scolastico già debole, che garantiva
istruzione primaria soltanto al 42 per
cento dei bambini in età scolare, con
un tasso di completamento degli
studi del dieci per cento. Come parte di una campagna di 42 milioni di
dollari, il fondo dell’Onu per l’in-
fanzia, in partnership con organizzazioni locali e internazionali non governative, intende raggiungere duecentomila bambini con scuole e spazi per l’istruzione nelle aree di conflitto. Altri duecentomila bambini
saranno invece iscritti in mille scuole
nelle aree non colpite dalla guerra.
Mogadiscio
nel terrore
MO GADISCIO, 21. C’è anche il vicesindaco di Mogadiscio tra le oltre
venticinque vittime dell’attacco di
ieri a un noto hotel della capitale
della Somalia. Lo riferiscono fonti
della polizia. Nell’assalto — rivendicato dai terroristi del gruppo
fondamentalista islamico Al Shabaab, legato ad Al Qaeda — sono
rimasti feriti anche il vice premier e
il ministro dei Trasporti.
Secondo le forze dell’ordine, i
miliziani hanno assaltato il Central
hotel, poco distante dal palazzo
presidenziale, dove erano riuniti
ministri e funzionari di Governo.
Dopo una doppia esplosione, seguita da numerose raffiche di armi
Passata l’emergenza ebola
la Liberia riapre i confini
La fontana riaperta(Afp)
GIOVANNI MARIA VIAN
direttore responsabile
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vicedirettore
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caporedattore
Gaetano Vallini
segretario di redazione
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MONROVIA, 21. Sembra ormai finita
l’emergenza ebola in Liberia. Il presidente del Paese dell’Africa occidentale, Ellen Johnson Sirleaf, ha
infatti deciso di rimuovere il coprifuoco notturno, in vigore da sei mesi, e di riaprire tutti i valichi terrestri. La revoca delle misure prese
durante il picco dell’epidemia di
ebola — è stato annunciato da Monrovia — sarà attuata da domenica.
Assieme alla Guinea e alla Sierra
Leone, la Liberia è stata l’epicentro
della peggiore epidemia di ebola
nella storia, che ha registrato oltre
Segreteria di redazione
telefono 06 698 83461, 06 698 84442
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Tipografia Vaticana
Editrice L’Osservatore Romano
don Sergio Pellini S.D.B.
direttore generale
novemila casi di contagio e 3.900
decessi accertati. L’O rganizzazione
mondiale della sanità ha riportato
la scorsa settimana solo due casi di
malattia nel Paese dell’Africa occidentale. Nei giorni scorsi, il Governo aveva deciso di riaprire le scuole.
A causa dell’epidemia, le scuole erano rimaste chiuse dopo il termine
delle vacanze estive, negando così a
circa cinque milioni di bambini preziosi mesi di istruzione. In Guinea
le scuole hanno riaperto il 19 gennaio 2015, mentre la Sierra Leone
programma di farlo a fine marzo.
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Europa: € 410; $ 605
Africa, Asia, America Latina: € 450; $ 665
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Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675
automatiche, i terroristi sono riusciti a entrare nell’edificio blindato
sparando. Si tratta di uno degli attacchi più gravi degli ultimi anni
nel Paese africano. Fonti governative indicano che le conseguenze potrebbero essere molto più gravi.
Molti dei feriti sono infatti stati ricoverati in ospedale in gravissime
condizioni.
L’inviato dell’Onu in Somalia,
Nick Kay, ha condannato il brutale
attacco terrorista. «Il mio cuore è
con chi ha sofferto. Siamo vicini al
popolo somalo» ha detto. Sulla
drammatica vicenda è intervenuta
anche l’Unione europea. L’attacco
contro l’hotel a Mogadiscio — che
offre alloggio a politici, forze
dell’ordine, delegazioni di Paesi
stranieri e autorità nazionali — «è
un atto di terrorismo da parte di
coloro che vogliono minare il progresso verso una Somalia stabile e
sicura, non li lasceremo vincere» ha
dichiarato ieri sera da Bruxelles un
portavoce dell’Alto rappresentante
dell’Ue per la politica estera e di
sicurezza comune, Federica Mogherini, ricordando che l’Europa
«continuerà a sostenere gli sforzi
delle istituzioni federali somale finalizzate a stabilire un ambiente sicuro, un prerequisito per andare
verso la direzione positiva presa
dal Paese per riprendersi dopo decenni di conflitto».
I militanti di Al Shabaab hanno
intensificato negli ultimi mesi la
propria azione terroristica contro il
Governo sostenuto dalle Nazioni
Unite, che sta sottraendo loro il
controllo della Somalia.
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domenica 22 febbraio 2015
pagina 3
Maduro lo accusa di cospirazione
Arrestato il sindaco anti-chavista
di Caracas
CARACAS, 21. Cospirazione e associazione in attività sovversiva per il presunto coinvolgimento in un piano
golpista sostenuto dagli Stati Uniti:
questa l’accusa con la quale è stato
convalidato oggi l’arresto del sindaco di Caracas, Antonio Ledezma. Il
cinquantanovenne oppositore del
presidente Nicolás Maduro, rieletto
nel 2013, è stato rinchiuso nel carcere
militare di Ramo Verde, nella periferia della capitale, dove da un anno è
detenuto anche Leopoldo López, un
altro leader del movimento anti-chavista.
Ledezma è stato arrestato ieri, venerdì, con un blitz. Un gruppo di
agenti dei servizi segreti (Sebin) ha
fatto irruzione nella sede del municipio di Caracas. Stando alle ricostruzioni fornite dai media, gli agenti
hanno forzato l’ingresso, bloccato
tutte le uscite e poi sono saliti
nell’ufficio del primo cittadino.
Quindi, tra lo stupore dei funzionari
presenti, lo hanno portato via.
Il presidente venezuelano Maduro
ha giustificato l’irruzione e l'arresto
citando una presunta cospirazione
dell’opposizione finalizzata a un colpo di Stato, con «il chiaro contributo degli Stati Uniti che — ha spiegato il leader venezuelano — coordinano una serie di azioni secondo
un’asse formato da Madrid, Bogotá
e Miami». Ora — ha aggiunto il capo dello Stato — Ledezma «sarà giudicato dalla magistratura affinché risponda di tutti i delitti commessi
contro la pace del Paese, la sicurezza, la Costituzione».
La Casa Bianca ha risposto alle
accuse di Maduro definendole false
e senza fondamento. «Stigmatizziamo l’atteggiamento del Governo venezuelano» si legge in una nota della Casa Bianca. Maduro — prosegue
il documento — «continua a incolpare gli Stati Uniti e altri membri della
comunità internazionale per quello
che accade all’interno del Venezuela», un Paese pesantemente colpito
dalla crisi economica. Il portavoce
dell'opposizione venezuelana, Jesús
Chuo Torrealba, ha chiesto di sapere
dove è stato portato il sindaco di
Caracas e ha preteso garanzie nei
suoi confronti. Anche il direttore del
Unione
doganale
in America
centrale
CITTÀ DEL GUATEMALA, 21. Un progetto che garantirà maggiore sviluppo economico e sociale: sarà realtà a
partire dal prossimo 15 dicembre
l’unione doganale fra Guatemala e
Honduras, un obiettivo che il ministro degli Esteri guatemalteco, Carlos Raúl Morales — presidente di
turno del Sica, il Sistema dell’integrazione centroamericana — non ha
esitato a definire «ambizioso».
La proposta del presidente del
Guatemala, Otto Pérez, non ha infatti tardato a essere accolta con
grande favore dal collega di
Tegucigalpa,
Juan
Orlando
Hernández, anch’egli motivato a
cancellare i tre varchi frontalieri formali che persistono fra i due Paesi,
in vista di un più ampio abbattimento delle dogane fra gli Stati dell’intera America centrale.
Per Morales, «l’unione doganale è
il motore dell’integrazione politica».
Concetto ribadito anche in una recente conferenza stampa con il capo
della diplomazia guatemalteco, Sergio de la Torre. Questi ha anche
detto di attendersi che «tutto il Centroamerica si unisca a un progetto
che migliorerà lo sviluppo economico e sociale».
Con l’unione doganale, i due Paesi — che condividono duecentoquattordici chilometri di confine — auspicano di crescere almeno di un punto
percentuale il loro prodotto interno
lordo. Guatemala e Honduras rappresentano il 46 per cento dell’intero
prodotto interno lordo dell’America
centrale e il 42 per cento della popolazione dell’istmo.
Un comizio dell’opposizione a Caracas (Reuters)
gabinetto del sindaco, Sergio Contreras, si è detto molto allarmato.
«Temiamo per la sua vita e per la
sua sicurezza. Non sappiamo cosa
gli può capitare. Non solo a lui ma
a molti altri sindaci ed esponenti
dell’opposizione» ha detto Contreras. La moglie di Ledezma, Mitzy
Capriles, ha scritto un tweet di protesta sull'account del marito: «Lo
hanno picchiato e lo hanno portato
via senza alcun provvedimento giudiziario». Come riportano numerosi
analisti internazionali, il sindaco di
Caracas è stato l'autore, assieme alla
deputata María Corina Machado e a
Leopoldo López, di un manifesto
pubblicato l'11 febbraio scorso su
una pagina del quotidiano «El Nacional». Il documento proponeva un
accordo nazionale per aprire una fase di transizione al Governo. Si è
trattato dell’epilogo politico della serie di rivolte che scandirono i primi
sei mesi del 2014, quando mezzo Venezuela fu sconvolto da sommosse,
scontri, barricate e piccoli attentati
organizzati da un’opposizione frammentata su posizioni diverse.
Progressi nella normalizzazione dei rapporti
Filo diretto
tra Washington e L’Avana
L’AVANA, 21. Un altro passo in
avanti verso la completa normalizzazione dei rapporti tra Cuba e gli
Stati Uniti.
L’azienda statale cubana delle telecomunicazioni, Etecsa, ha raggiunto ieri un accordo con la compagnia statunitense Idt Telecom
Allarme globale
Incendio nella Torch Tower di Dubai
Sicurezza alimentare
minacciata
Trappola di fuoco
MADRID, 21. L’accelerazione dei
cambiamenti climatici e il loro
grave impatto sulla produzione
agricola globale comporteranno
nei prossimi anni enormi sfide per
nutrire una popolazione mondiale
in crescita.
È questo l’allarme lanciato dai
ricercatori che nei giorni scorsi si
sono riuniti a Madrid per la conferenza scientifica annuale della
American Association for the Advancement of Science (Aaas). Durante i lavori del summit è emerso
che nei prossimi trentacinque anni
la produzione alimentare dovrà
necessariamente raddoppiare per
poter nutrire una popolazione
mondiale che raggiungerà nel
2050 i nove miliardi di persone.
Nutrire il mondo «comporterà alcune modifiche nella nostra considerazione dei cambiamenti climatici», ha detto, fra gli altri, il direttore del Laboratorio nazionale per
l’Agricoltura e l’Ambiente statunitense, Jerry Hatfield.
Le variazioni nelle formazioni
delle piogge, la crescente siccità e
l’aumento delle temperature stanno influenzando in modo rilevante
i raccolti di cereali. Sarà, dunque,
necessario in futuro adottare ulteriori misure. «Se si valuta la produzione dal 2000 al 2050, in pratica dovremmo produrre la stessa
quantità di cibo prodotto negli ultimi cinquecento anni», ha aggiunto l’esperto statunitense.
Come sottolineato dagli scienziati, i livelli e i sistemi di uso del
suolo e la produttività continueranno a danneggiare le terre. Secondo il presidente del Centro per
la conservazione biologica della
Stanford University, Paul Ehrlich,
il cambiamento climatico sta accelerando a un tasso talmente rapido
che gli uomini si troveranno presto ad affrontare una situazione finora sconosciuta. Il problema, ha
detto Ehrlich, andrebbe affrontato
attraverso «un vero cambiamento
sociale e culturale di tutto il pianeta. Se avessimo tempo mille anni per risolverlo — ha precisato —
sarei molto tranquillo, ma non
possiamo tardare oltre dieci-venti
anni».
E un appello urgente alla comunità internazionale a cambiare rotta per fermare l’aumento della
temperatura
terrestre
dovuto
all’azione umana è stato lanciato
nei giorni scorsi anche dall’inviata
speciale delle Nazioni Unite per i
Cambiamenti climatici, Mary Robinson. «Occorre prendere decisioni che ci riportino verso un
mondo più sicuro, in cui l’aumento della temperatura non superi i
due gradi Celsius, perché ora non
stiamo andando in questa direzione» ha dichiarato l’ex presidente
irlandese, nominata a luglio dal
segretario generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki-moon, in vista della
decisiva conferenza sul clima che
si terrà a Parigi nel dicembre del
2015. Dalla capitale francese dovrebbe uscire un nuovo accordo
internazionale, che subentri al superato Protocollo di Kyoto, sulle
misure per ridurre le emissioni nocive, dopo i sostanziali fallimenti
di Copenaghen (2009) e Durban
(2011).
DUBAI, 21. Un vasto incendio è
scoppiato ieri nella Torch Tower di
Dubai, uno dei grattacieli residenziali più alti del mondo, ma per
fortuna tutto si è risolto con una
grande paura e con ingentissimi
danni: le autorità hanno infatti riferito che, al momento, non si segnalano vittime. Le fiamme, sviluppatesi intorno al cinquantesimo
piano, avrebbero divorato almeno
Negoziati
su acqua e confini
tra India
e Bangladesh
Il segretario alla Difesa statunitense a Kabul
per valutare il futuro della missione in Afghanistan
KABUL, 21. Il nuovo segretario alla
Difesa americano, Ashton Carter, è
arrivato oggi a Kabul per la prima
visita all’estero ad appena quattro
giorni dal suo insediamento.
«In Afghanistan cerchiamo un
successo che sia duraturo e risultati
duraturi per la nostra missione
qui», ha spiegato il capo del Pentagono, aggiungendo che «come riuscirci e il modo migliore per farlo è
proprio ciò che intendo valutare».
Carter, succeduto a Chuck Hagel
alla guida del Pentagono, è stato
ricevuto dal comandante delle forze
internazionali in Afghanistan, il generale statunitense, John Campbell,
e avrà incontri con le autorità afghane.
La missione degli Stati Uniti in
Afghanistan sta per concludersi,
dopo oltre 13 anni di conflitto. Ma
c’è ancora un ampio dibattito interno sul fatto che il contingente residuo di addestratori militari e consiglieri americani sia sufficiente a
proteggere gli obiettivi raggiunti
dalla coalizione contro i talebani.
Carter, nel discorso di investitura,
ha detto ai senatori che avrebbe
preso in considerazione anche un
eventuale cambio dei piani di ritiro
delle truppe americane dall’Afghanistan, previsto entro la fine del
quindici piani dell’edificio, alimentate anche dai forti venti. Centinaia
di persone sono state fatte sgomberare. Ancora ignote le cause. Non
c’è stata una strage — raccontano i
testimoni — «anche grazie al rapidissimo intervento dei vigili del
fuoco che sono riusciti immediatamente a mettere in salvo le persone». L’edificio, inaugurato nel 2011,
è alto 361 metri.
per ristabilire contatti diretti con
gli Stati Uniti. L’intesa, confermata
dalle due parti, prevede il ripristino
dei servizi telefonici diretti fra i
due Paesi e riveste grande importanza soprattutto per la comunità
dei cubani negli Stati Uniti, due
milioni dei quali vivono in Florida.
La commissione Federale delle
Comunicazioni (Fcc) statunitense
ha ora dieci giorni di tempo per
dare il via libera all’accordo, reso
possibile dalla svolta dello scorso
dicembre, quando il capo della Casa Bianca, Barack Obama, e il presidente cubano, Raúl Castro, hanno annunciato con due discorsi in
contemporanea la ripresa dei rapporti diplomatici.
L’accordo sulle telecomunicazioni segue di pochi giorni la visita di
un gruppo di senatori democratici
statunitensi a L’Avana. Al centro
dei colloqui, stando a quanto riportano i media, anche la revoca
dell’embargo su cui tuttavia dovrà
esprimersi il Congresso, a maggioranza repubblicana in entrambe le
Camere.
Nel frattempo, secondo alcune
indiscrezioni, il dipartimento di
Stato americano avrebbe deciso di
ridurre drasticamente le restrizioni
alle importazioni di beni e servizi
da «imprenditori cubani indipendenti». Dovrebbe essere pubblicata
molto presto una lista dei prodotti
cubani di cui sarà consentita l’importazione negli Stati Uniti.
2016, se le condizioni di sicurezza
dovessero peggiorare. Al momento
sono 10.600 i soldati statunitensi in
Afghanistan. Carter avrà nelle prossime ore colloqui con il presidente
afghano, Ashraf Ghani, e con il capo dell’Esecutivo, Abdullah Abdullah. La visita del segretario alla Difesa americano a Kabul giunge alla
vigilia della scelta che il presidente
degli Stati Uniti, Barack Obama,
deve prendere sul calendario per il
ritiro delle truppe dal Paese. La
Casa Bianca ha modificato il ritmo
del ritiro, permettendo a mille soldati statunitensi supplementari di
restare quest’anno in Afghanistan.
Colloqui
sul nucleare
iraniano
GINEVRA, 21. Riprenderanno domani a Ginevra i negoziati sul
programma nucleare iraniano fra
Teheran e i Paesi del gruppo cinque più uno (Stati Uniti, Gran
Bretagna, Francia, Russia e Cina,
più la Germania). Lo ha confermato ieri sera il Servizio europeo
per l’azione esterna (Seae) spiegando che «i negoziati saranno
preceduti da un incontro bilaterale tra Stati Uniti e Iran con la
partecipazione del vicesegretario
generale del Seae, la tedesca Helga Schmid», che poi presiederà
la riunione a sei.
DACCA, 21. Bangladesh e India
hanno ripreso i colloqui su due tematiche molto importanti e ancora
in sospeso: l’acqua e i confini. Nel
2011, i due Paesi prevedevano di
firmare un accordo sulla regolamentazione delle acque del fiume
Teesta, ma l’India si oppose perché
la quantità del flusso di acqua concessa al Bangladesh avrebbe danneggiato lo Stato indiano del Bengala. L’intesa venne dunque accantonata.
Il Teesta, che ha la sua origine
nel Sikkim, prima di entrare in
Bangladesh
e
confluire
nel
Brahmaputra, attraversa la parte
settentrionale del Bengala occidentale. L’acqua del fiume è d’importanza cruciale per il Bangladesh
nel periodo da dicembre a marzo,
quando il flusso, con l’inizio della
stagione secca, si assottiglia sempre
di più, mettendo a rischio le principali colture di riso nei quattro distretti del nord-ovest, conosciuti
come «il granaio del Bangladesh».
Finora, New Delhi ha firmato soltanto un trattato sulla condivisione
delle acque del Gange, nel 1996.
Ora un’intesa sul Teesta sembra
possibile.
L’altra questione sulla quale il
Governo indiano aveva espresso
delle riserve riguarda la ratifica
dell’accordo su alcune aree di confine. Anche in questo caso gli osservatori sono concordi nel ritenere
possibile un’intesa.
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 4
domenica 22 febbraio 2015
Amedeo Brogli, «Paolo
VI»
Per la Chiesa dell’America Latina
dopo concilio Vaticano II
non c’è documento del magistero pontificio
che sia stato più rilevante
della «Evangelii nuntiandi»
Bergoglio e Paolo
di PAUL POUPARD
hi legge l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium del
Santo Padre ai fedeli cristiani
sulla gioia del Vangelo che
riempie il cuore e la vita intera di coloro che s’incontrano con Gesù,
«per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia», non è
sorpreso di scoprire che la prima delle ben
217 note del testo si riferiscono all’Esortazione apostolica Gaudete in Domino, rallegratevi nel Signore, di Paolo VI (9 maggio
del 1975). Ma poi stupisce che quasi a
ogni pagina del testo di Papa Francesco,
vi sia una citazione dell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI,
dell’8 dicembre 1975.
E la prima citazione ribadisce proprio il
fervore, la dolce e confortante gioia di
evangelizzare con l’appello accorato di
Paolo VI: «Possa il mondo di nostro tempo (...) ricevere la buona Novella, non da
evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradi fervore, che abbiamo
per prima ricevuto in loro la gioia del Cristo». E così prosegue Francesco, sulla scia
del beato Paolo VI, maestro di evangelizzazione. Ci si può dunque chiedere come
mai questo legame così forte, tra le due
C
VI
L’evangelizzazione
al centro di tutto
re». E proprio il cardinale Bergoglio diceva di questo documento di Aparacida: «È
l’Evangelii nuntiandi per l’America Latina».
Come spiegare questo legame così forte
al punto di essere divenuto un’identità
partecipata tra i due Papi? Vi invito, per
capire, a tornare al Colloquio internazionale di studio dell’Istituto Paolo VI di Brescia che ho avuto la gioia di presiedere dal
22 al 24 settembre 1995, tanti anni fa, e
dedicato a «L’Esortazione apostolica di
Paolo VI, Evangelii nuntiandi, storia, contenuti, ricezione» (Brescia, Istituto Paolo VI,
1998).
Nel suo intervento, l’avvocato Guzmán
Carriquiry Lecour, vicepresidente della
Pontificia Commissione per l’America Latina, si dedica a spiegare il significato e le
ripercussioni dell’Evangelii nuntiandi in
America Latina. E inizia il suo intervento
affermando che non c’è documento del
Magistero pontificio — durante
gli anni del dopo concilio Vaticano II — che sia stato più rilevante
e che abbia avuto una ripercussione più intensa ed estesa nella
Chiesa dell’America Latina, della
Evangelii nuntiandi.
Si svolge sabato 21 febbraio presso
Carriquiry chiarisce subito che
l’Eremo dei Santi Pietro e Paolo, in
questa asserzione non è un’opiLocalità San Pietro a Bienno, in
nione soggettiva, ma un dato ogprovincia di Brescia, il convegno sul
gettivo confermato dai principali
tema «Dalla Evangelii nuntiandi alla
protagonisti, che sono i vescovi
Evangelii gaudium. Il beato Paolo VI
latinoamericani. Egli fa altresì riferimento al documento conclusimaestro di Evangelizzazione».
vo di Puebla, nel 1979, che — con
Anticipiamo la relazione del
un vero e proprio primato — concardinale presidente emerito del
tiene ben 103 citazioni della
Pontificio Consiglio della cultura e
Evangelii nuntiandi contro — se si
del Pontificio Consiglio per il
può dire — 53 della Gaudium et
dialogo interreligioso.
spes, 44 della Lumen gentium e 43
del discorso di apertura della
conferenza di Giovanni Paolo II.
Carriquiry spiega che la Evanesortazioni apostoliche, e diciamo, tra i gelii nuntiandi di Paolo VI ha segnato —
due Papi, Paolo e Francesco?
proprio nel 1975, dopo gli anni febbrili del
Mi propongo di chiarire con voi questo primo decennio post-conciliare, dopo
stretto rapporto. Innanzitutto, il mio ri- dunque la prima fase, segnata dall’intensicordo delle congregazioni generali di car- tà e densità di critiche tumultuose e, insiedinali alle quali ho partecipato prima del me, da un aggiornamento fecondo e a tutconclave che ha eletto il cardinale Bergo- to campo e dai cambiamenti liturgici — un
glio. Ne posso parlare senza tradire nes- passaggio decisivo della Chiesa agli espesun segreto perché Papa Francesco stesso rimenti della pastorale catechista, alla proha autorizzato la pubblicazione del suo va di nuove forme di vita comunitaria, alla
intervento. Me ne ricordo bene, come fos- partecipazione dei laici alla vita della
se ieri, nel succedersi degli interventi dei Chiesa, al ripensamento della pastorale
confratelli, si alza la voce pacata del cardi- d’insieme.
nale arcivescovo di Buenos Aires, che suIl tutto identificato come un duro pescita subito un ascolto molto attento e riodo transitorio di choc e di confusione,
quasi riverente. Il suo intervento inizia una dinamica tumultuosa di cambiamenti
proprio con una citazione dell’Evangelii nella Chiesa, fino a una crisi di identità,
nuntiandi di Paolo VI: «L’evangelizzazione proprio nel momento nel quale, contrariaè la ragion d’essere della Chiesa, la dolce mente all’Europa del boom economico deconfortante gioia di evangelizzare». E do- gli anni opulenti, l’America Latina era in
po l’appello, da allora tante volte ripreso, preda a una tormenta. E cito, in proposidi Papa Francesco a uscire verso le perife- to, i problemi dello sviluppo, della indurie e un ricordo del caro e venerato padre strializzazione, dell’integrazione dei popoHenri de Lubac, il cardinale Bergoglio
conclude il suo intervento con l’auspicio
di un Papa che aiuti la Chiesa a essere la
madre feconda che vive — e di nuovo la
stessa citazione dell’Evangelii nuntiandi —
«della dolce e confortante gioia di evangelizzare».
Qualche tempo dopo, concelebravo la
Santa Eucaristia con Papa Francesco che,
nella sua omelia a braccio, cita, quasi come un pensiero suo, Paolo VI. Dopo la
messa, mi sono permesso di dire: «Santo
Padre, sa che sono stato a lungo collaboratore di Paolo VI»; «Sì, lo so bene!». Rispondo: «La vorrei ringraziare di averlo
citato nella sua omelia», risposta: «Caro
mio, bisogna tornare sempre a Paolo VI!».
E non mi ha sorpreso perché, dal 13 al
31 maggio 2007, avevo partecipato con il
cardinale Bergoglio alla V Conferenza generale del Celam ad Aparecida e il documento finale, redatto, come si sa, sotto la
sua direzione, cita proprio l’oramai classico numero 80 dell’Evangelii nuntiandi: «La
dolce e confortante gioia di evangelizza-
li con l’esplosione della crisi inaugurata
dalla rivoluzione cubana, la Conferencia
tricontinental, la Organizacion latinoamericana de la solidariedad a la Havana, la
strategia della guerriglia, la morte di Che
Guevara, la tentazione di creare un nuovo
Vietnam, la morte della politica e la politica della morte, la tentazione della violenza
negli ambienti religiosi e intellettuali con
il nome simbolo di Camilo Torres.
Insomma, un vero terremoto di cambiamenti istituzionali, segnati insieme dalla
teologia della secolarizzazione e dalla teologia della liberazione, e caratterizzati dalle numerose diserzioni sacerdotali e religiose, dalle vocazioni in caduta, dai seminari quasi vuoti, dal movimento della
Chiesa popolare e dei «cristiani per il socialismo».
Anni turbolenti, diceva Paolo VI, nel
suo discorso di apertura del Sinodo dei
vescovi, con un gigantesco movimento di
revisione e di cambiamento, a nome del
concilio, e la necessità di un discernimento spirituale sotto l’impulso dello Spirito
pale dell’evangelizzazione — di raccogliere
e canalizzare tutta la ricchezza di questi
apporti e anche di discernere e riassumere
in un quadro illuminante di orientamenti,
indicazioni e proposizioni capaci di convertirci in un programma di vita per tutta
la Chiesa.
Essa segna l’apertura a una nuova fase
del post-concilio. Il suo stile di redazione,
sintetico, chiaro, preciso, privo di ogni retorica ecclesiastica e di passaggi generici e
astratti, con schemi organizzativi facilmente comprensibili e assimilabili, ha favorito
la sua più ampia diffusione e assimilazione.
Si può ben dire che la Evangelii nuntiandi estende e riassume il concilio Vaticano II e — allo stesso tempo — ci fornisce
una chiave nuova per la sua lettura unificata e ci offre una visuale prospettica di se
stesso che il concilio non aveva raggiunto,
un filo conduttore, e infine un nucleo programmatico nell’affermazione centrale della Evangelii nuntiandi (n. 20) secondo la
quale: «Si potrebbe esprimere tutto ciò,
dosi affermare che tutto si riassume
nell’evangelizzazione e nella cultura del
pueblo, identificato primariamente con i
semplici e i poveri, con la ricchezza di fede e di potenzialità di evangelizzazione
della religiosità popolare.
Altri temi della Evangelii nuntiandi hanno trovato risonanza particolare in America Latina: il discernimento delle autentiche comunità di base (n. 58), l’apertura e
diversificazione dei ministeri ordinati (n.
73), le priorità ai giovani (n. 72) e alla famiglia (n. 71) come soggetti e destinatari
dell’evangelizzazione.
Accolta con entusiasmo, studiata fervidamente e messa in opera energicamente,
la Evangelii nuntiandi ha ispirato in modo
profondo e durevole l’azione pastorale in
America Latina perché aveva accolto le inquietudini portate dai suoi pastori al Sinodo del 1974, e le aveva convertite in orientamenti corrispondenti “come l’anello al
dito” delle sue necessità.
L’identità di ogni popolo si genera nella sua storia e si esprime nella sua cultura.
Se non si conoscono l’una e l’altra, non si
possono evangelizzare in profondità tutte
le dimensioni della vita personale e collettiva, generando una nuova umanità, con
uomini nuovi, camminando in convivenza
verso un nuovo modo di essere, di giudicare, di vivere e di convivere.
Mi permetto, in conclusione, una piccola confidenza. Ho avuto la grazia di toccare con mano l’importanza della Evangelii nuntiandi per l’America Latina e, singo-
Convegno all’eremo
L’incontro di Paolo
Santo per l’impegno di tutta la Chiesa per
l’evangelizzazione del mondo contemporaneo.
Carriquiry ripercorre il cammino sinodale e sottolinea come gli interventi dei
vescovi dell’America Latina, a iniziare dal
cardinale Pironio, allora presidente del
Celam, sono stati largamente ripresi dalla
Evangelii nuntiandi, nella quale i pastori
dell’America Latina hanno riconosciuto,
ben approfondite, le proprie esperienze,
inquietudini e necessità, e molto di più: il
Papa Paolo VI ha avuto la saggezza — e
non è potuta mancare una particolare assistenza dello Spirito Santo, agente princi-
VI
con i campesinos a Bogotá (23 agosto 1968)
dicendo così: occorre evangelizzare — non
in maniera decorativa, a somiglianza di
vernice superficiale, ma in modo vitale, in
profondità e fino alle radici — la cultura e
le culture dell’uomo, nel senso ricco ed
esteso che questi termini hanno nella costituzione Gaudium et spes, partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai
rapporti delle persone tra loro e con
D io».
La Evangelii nuntiandi ha confermato, e
portato al centro dell’attenzione, l’intenzionalità missionaria con la prospettiva
stupenda della evangelizzazione
della cultura e delle culture dell’uomo: «Evangelizzare, infatti, costituisce la vera e propria vocazione della
Chiesa, la sua identità più profonda» (n. 74).
Così, riportare al centro dell’attenzione della Chiesa l’evangelizzazione, presuppone un programma di
sintesi che invita a coniugare la dimensione storica con quella ontologica, la praxis con la dottrina, la vita
con le istituzioni, e a unificare gli aspetti
concreti della vita della Chiesa che, nei
primi anni del post-concilio, si presentavano in contrapposizione, come le pastorali
dell’evangelizzazione e della sacramentalizzazzione, la fede e la religione popolare; passando così dall’aut aut all’attitudine
cattolica del et et, chiarendo e articolando
la relazione evangelizzazione-liberazione.
Al riguardo, si deve sottolineare la rinnovata attenzione sulla cultura come concetto chiave inglobante tutte le realtà che
debbono essere penetrate e trasfigurate
dall’evangelizzazione, dando coerenza e
unità interna all’azione pastorale, poten-
larmente, per padre Bergoglio, dieci anni
dopo la sua pubblicazione. Era allora rettore del Colegio Máximo de San José e
mi invitò, nella sua qualità di presidente
del Congresso internazionale di teologia
per il IV Centenario de la llegada de los Jesuítas (1585-1985), al convegno dedicato
all’evangelizzazione della cultura e all’acculturazione del Vangelo (2-6 settembre
1985).
Papa Giovanni Paolo II mi aveva appena fatto creare il Pontifico Concilio della
cultura e il padre Bergoglio mi chiese,
L’esortazione apostolica
segna l’apertura a una nuova fase
con il suo stile di redazione chiaro e preciso
Privo di ogni retorica ecclesiastica
e di passaggi generici e astratti
«vieni ad aiutarci per l’evangelizzazione
della cultura e per inculturare il Vangelo».
Nel suo discorso inaugurale del convegno, il padre rettore cita Giovanni Paolo
II e la sua intuizione che lo ha portato a
creare il Pontificio Consiglio della cultura:
«La fede è sorgente di cultura e la cultura
è espansione della fede». Nelle sue parole
di chiusura al medesimo convegno, Bergoglio conclude «Hoy dia, en America Latina,
hai necesidad de santos creatores de cultura
en el seno de su pueblo y, por ello, evangelizadores de la cultura» («Stromata», 3-4, luglio — dicembre 1985).
L’OSSERVATORE ROMANO
domenica 22 febbraio 2015
pagina 5
Il monumento
di santa Francesca Cabrini
(fotografia della Veneranda Fabbrica
del Duomo di Milano)
Tra secolarizzazione e pubblicità
Consigli per gli acquisti
di LUCETTA SCARAFFIA
elle nostre società secolarizzate,
non è concepibile far rientrare il
peccato nella categoria di reato.
Ma le Associations familiales
catholiques francesi ci stanno
provando, appellandosi al codice civile, che
enumera la fedeltà fra le caratteristiche
costitutive del matrimonio. Proprio per
questo hanno sporto denuncia contro un sito
di incontri che si definisce, senza ipocrisie,
come promotore di avventure sessuali per
persone sposate. Le associazioni cattoliche
ravvisano nella sua pubblicità un
«incoraggiamento all’adulterio», e quindi alla
menzogna e alla duplicità. In realtà questo
tipo di proposte non sono nuove: in Italia già
da anni arrivano nella posta elettronica
N
offerte di incontro «nella più assoluta
segretezza» per chi — ironia involontaria —
vuole «rinnovare la sua vita e il suo spento
matrimonio». Sappiamo comunque che tutte
queste precauzioni e questo tipo di pubblicità
non sono necessarie: tutti si possono oggi
muovere nella rete dei siti di incontri con una
identità fittizia e, inventandosi un’altra vita,
avviare relazioni parallele al matrimonio.
Forse però qualche coniuge aveva bisogno di
un incitamento specifico per scivolare nella
trasgressione… o almeno è questo che
pensano i creatori di siti di incontri che,
come si sa, non sono dei filantropi, ma
guadagnano dalla pubblicità che trasmettono.
Così come non sono certo mosse dal
desiderio di rendere finalmente felici le loro
lettrici le riviste femminili patinate che,
periodicamente, pubblicano articoli in cui si
invitano le donne, anche se sposate, a
«prendersi una pausa» dalla loro vita
pesante, ritrovare la passione, naturalmente
con qualcuno che non è loro marito. Accanto
a questi “buoni” consigli — che ricordano
molto Lucignolo ai lettori di Pinocchio — si
dipanano poi molti altri consigli relativi alla
necessità di preparare e affrontare questi
incontri andando all’istituto di bellezza,
comprando biancheria intima sexy e via
dicendo. A leggere con attenzione, questi
incoraggiamenti a tradire sembrano piuttosto
“consigli per gli acquisti” e anziché far
pensare ad Anna Karenina fanno pensare a
una visita al grande magazzino di quartiere.
Gli attacchi alla famiglia che vengono dalla
nostra società sono molti, e alcuni veramente
seducenti, almeno in apparenza: ma in questi
casi, a proposito dei siti incitanti all’adulterio
corredati da pubblicità di mutande e
reggiseni, più che rivolgersi alla legge,
sarebbe piuttosto il caso di affidarsi all’ironia!
Le rime del cardinale Biffi per i bambini
Quadretti sacri
Dagli Stati Uniti un aiuto al Duomo di Milano
È per Francesca
L’aiuto viene da lontano e proprio
per questo sta a significare che non
c’è distanza geografica che possa
ostacolare iniziative di valore. Da
New York, infatti, è partita una raccolta di fondi per il restauro della
statua di santa Francesca Cabrini,
che svetta su una delle guglie del
Duomo di Milano. Tale iniziativa è
scattata nei giorni scorsi grazie a
International Patrons of Duomo di
Milano, organizzazione no profit
che — dal decimo piano del numero
403 di Park Avenue — non perde
mai di vista Milano, la sua storia, e
quindi il suo monumento simbolo.
La scelta di restaurare la statua di
madre Cabrini — l’obiettivo è di
raggiungere quota centocinquantamila dollari — è strettamente collegata alla storia della santa, la prima
con cittadinanza americana, che
proprio in questo continente diede
vita al grande impegno di accogliere i tanti migranti dall’Italia.
Questo legame si è trasformato,
nel tempo, in profonda devozione:
particolarmente sentita a New York,
dove madre Cabrini arrivò nel 1889,
fondando un orfanotrofio. E, a seguire, scuole e ospedali, come il
Columbus Hospital e l’Italian Hospital, che negli anni Ottanta furono uniti nel Cabrini Medical Center. Sul suolo statunitense Francesca fondò settantasette istituzioni,
da New York a Chicago, da New
Orleans a Denver, da Los Angeles
a Philadelphia.
Alla gara di solidarietà in omaggio alla patrona dei migranti tutti
possono partecipare: il mondo è invitato. Tramite la piattaforma di
donazione on line Foritaly.org, con
una donazione di cinquanta dollari.
Il Lodigiano, e in particolari i
comuni di Sant’Angelo e Codogno,
dove madre Cabrini ha fondato
l’istituto delle missionarie del Sacro
Cuore di Gesù, plaude a tale iniziativa. Ma l’attenzione per madre Cabrini non si ferma qui. Nel 2017, infatti, ricorre il centenario della sua
morte, e il Lodigiano si è già mosso
chiedendo, tra l’altro, l’emissione di
uno speciale francobollo dedicato
alla patrona dei migranti.
Intanto, il 25 febbraio, presso
l’istituto italiano di cultura di Bruxelles, avrà luogo l’esposizione «La
Veneranda Fabbrica del Duomo di
Milano — una grande storia italiana». Nell’occasione la Fabbrica presenterà il proprio grande racconto
lungo sei secoli nel cuore dell’Europa. Si tratta di un affresco che va
alle sorgenti della storia di Milano,
per «riaffermare l’energia» di un
monumento che, nei secoli, è stato
eletto come pilastro della città, centro di fede e di abbraccio tra il territorio e il resto del mondo.
Tra le grandi mura del monumento, da Leonardo da Vinci a Napoleone, da Johann Christian Bach
ai contemporanei, fino alle trasformazioni tecnologiche, la Veneranda
Fabbrica è sempre stata al servizio
del culto e della città, nel segno di
una continua ricerca del bello e di
nuovi linguaggi con cui misurarsi.
E Mr Bean diventa Maigret
Chissà che cosa penserebbe Georges Simenon se vedesse l’attore
britannico Rowan Atkinson — noto al pubblico per aver incarnato il buffo
personaggio di Mr Bean — vestire i panni del suo celeberrimo
commissario Maigret: panni, in passato, appannaggio di attori del calibro
di Jean Gabin e Gino Cervi. Nel settembre del 2015 l’emittente Itv
trasmetterà due film — Maigret Sets a Trap e Maigret’s Dead Man — con
Atkinson, armato ovviamente di pipa e impermeabile, che si aggira tra i
nebbiosi vicoli di Parigi per far luce su misteri intriganti. «Sin da ragazzo
— ha dichiarato l’attore — sono stato un fedele lettore di Simenon. Ho
divorato i suoi gialli e ho sempre sognato di essere Maigret». Qualcuno,
tra gli addetti ai lavori, ha già storto il naso, pensando alla differenza che
corre tra Mr Bean e Maigret. Ma a pensarci bene, le premesse ci sono: il
fare sornione del commissario, che indaga non solo il delitto, ma anche le
debolezze e le miserie umane, non si addice forse alla dimensione
disincantata, fiore all’occhiello di Mr Bean? (gabriele nicolò)
«Il Signore Gesù ci ha detto che
i misteri del Regno sono compresi soprattutto dai “piccoli”. I
“piccoli” sono certo coloro che
hanno il cuore semplice e l’animo
umile. Ma prima ancora i “piccoli” sono piccoli, cioè bambini».
È con questa persuasione che
— scrive il cardinale Giacomo Biffi nella prefazione al libriccino I
piccoli del Regno (Torino, Elledici,
pagine 22, euro 2,90) — negli anni lontani in cui faceva il parroco,
ha creduto fosse possibile e utile
proporre agli alunni della scuola
materna i «misteri del Regno»,
cioè la ricchezza della storia di
salvezza, così come è rivissuta
dalla Chiesa nell’anno liturgico:
Avvento, Natale, Epifania, Quaresima, Domenica delle Palme,
Giovedì Santo, Venerdì Santo,
Pasqua, Ascensione, Pentecoste.
A tale scopo il porporato si è
servito di brevi poesie. Ciascuna
di esse dipinge un quadretto sacro: il bambino, più che a farsi
spettatore, è invitato a entrare in
ogni scena e a diventare partecipe
dell’avvenimento e della sua grazia. Così è nata questa tenue raccolta di rime infantili con l’obiettivo di «far capire e gustare» ai
bambini le cose di Dio.
Così, ad esempio, il cardinale
racconta la Quaresima ai “piccoli”: «Gesù nel deserto si va a rifugiare; / non mangia, non beve,
vuol solo pregare. / Quaranta
giornate, quaranta nottate! / Le
belve si sono ai suoi piedi accucciate. / Con una parola, con un
solo sguardo / tu cacci il demonio cattivo e bugiardo. / Con te
nel deserto voglio essere anch’io,
/ con te voglio vincere, o Figlio
di Dio. / Così, mio Signore, mi
sentirò degno / di chiedere un
posto nel tuo santo Regno».
L’illustrazione di Gesù che prega nel deserto
Il dubbio del poeta argentino Alejandro Guillermo Roemmers
Cosa regalo al Papa?
di MATTEO CO CO
Città del Vaticano, 18 settembre 2013: Papa
Francesco incontra Alejandro Guillermo
Roemmers, poeta della sua terra. Costui non
sa cosa regalare al Pontefice, vorrebbe offrirgli l’oggetto più meraviglioso della Terra, ma
per quanto cerchi non riesce a trovare nulla,
né un fiore, né una stella marina, né una farfalla, né il sibilo del vento. Anche perché il
poeta sa che «a chi possiede Dio, non manca
niente, solo Dio basta». Alla fine, però, spunta un’idea: «Allora potei capire… e sorrisero
con me i campi, gli uccelli e i ruscelli», el
amor de una sonrisa, l’amore di un sorriso.
«Un omaggio umile ed effimero / che si può
moltiplicare e condividere senza paura / come
il pane e i pesci / finché tutti uniti in Gesù /
abiteremo finalmente il Regno di Dio» e questo bel dono, incancellabile, Un regalo per
Francesco chiude oggi la raccolta apparsa in
Italia per i tipi di Raffaelli Editore.
Esce, dunque, di Alejandro Guillermo
Roemmers il libro di poesie Lo sguardo incomparabile (Rimini, Raffaelli Editore, 2014,
pagine 128, euro 15) con testi a fronte, tradotto dall’ispanista Emilio Coco che ne firma anche l’introduzione. Il volume comprende quaranta testi del poeta nato a Buenos Aires nel
1958, oggi conosciuto internazionalmente e
tradotto in sedici lingue soprattutto per il suo
El regreso del Joven Principe, un libro da leggersi con attenzione poiché invita a fermarsi
su ogni termine e considerare la parola che
oscilla la mirada del corazón, fra tradizione e
modernità, per cogliere l’intensità dei valori e
dei concetti che propone all’uomo che ancora
crede alla speranza di un mondo denso di
bellezza. E proiettato in un futuro che può
essere migliore.
Tra dubbi e scelte, impegni e incertezze —
sembra dirci Roemmers — s’impara quell’ars
vitae a cui egli dedica più di una suggestione
perché, in fondo, il dilemma dell’uomo, da
sempre è quel ser o no ser, purché non ci sfugga il senso «tra il dubbio e lo stupore / il miracolo incerto dell’esistere». E l’essenza, poi,
tra una lettura e un silenzio, tra uno scritto e
una profonda e saggia analisi, è l’amore che
sappiamo dispensare. Un alito che possiamo
cogliere benissimo anche in un semplice profumo rimasto nella nostra memoria.
In alcuni versi, alcuni momenti, alcuni luoghi, il poeta può apparire triste e sfiduciato,
ma poi basta un rastro de amor en el silencio,
una sola traccia per fargli scrivere parole di
vita anche quando, nel solco della tradizione,
da Foscolo al carme 101 del Liber catulliano, in
memoriam del fratello Christian, poiché si sente parte di un universo che è al di sopra delle
nostre miserie umane. «Sono appena / un
universo che sente, / senza pensare che si
espande e si arricchisce. / Sono l’unità che
abbraccia le scissure, / il centro che attrae le
periferie».
El hombre sin tiempo, un uomo fuori del
tempo (forse) che pure sa interrogarsi, attraverso i suoi versi, su cosa mai sia proprio il
tempo che ci vede invischiati nella storia
umana. E se lo chiede da Sydney e lo chiede
a uno dei suoi amici più intimi, a un altro
poeta argentino, Roberto Alifano: Che cos’è
il tempo? Com’è il tempo che «oggi è breve e
domani esteso / che spinge anche il più grande dei sapienti / a godere accettando il suo
tormento». Alifano lo ricambia con un giudizio emozionante perché ritiene il poeta
Roemmers un viaggiatore che «non viaggia
per conoscere il mondo, ma per stringerlo tra
le sue braccia» con la poesia. Gli fa eco un
altro poeta, Antonio Requeni, anch’egli della
Fondazione Argentina per la Poesia di cui
Roemmers è presidente. Per Requeni,
«Roemmers ci offre la testimonianza di una
ricca realtà interiore (…). C’è in lui una soave
o fervente religiosità che irrompe in alcuni dei
suoi versi». Ed è vero poiché, anche in questa
raccolta, proprio prima della poesia dedicata
a Papa Francesco, ci soffermeremo a pregare:
«Padre nostro / che ci hai insegnato ad amarci. / Il tuo nome rende buone tutte le cose».
Allora la poesia si trasforma — per Roemmers e per noi — in un ringraziamento continuo. «Grazie per l’amore, che è morte e vita /
mistero, fede, abisso consacrato, / per
quest’alito: sogno e dipartita».
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 6
domenica 22 febbraio 2015
Incontro ecumenico a Lovanio promosso da Kairos Europe and the Middle East
Capaci
di una missione
Organizzata da un gruppo di giovani musulmani a Oslo
Catena di solidarietà
attorno alla sinagoga
OSLO, 21. «Dopo gli attacchi terroristici a Copenaghen, per noi musulmani è il momento giusto per
prendere le distanze» dagli atteggiamenti aggressivi nei confronti degli
ebrei e, più in generale, per «cancellare i pregiudizi che molte persone
hanno contro gli ebrei e contro i
musulmani».
Parla come un’adulta responsabile
Hajrad Arshad, 17 anni, organizzatrice della “catena umana di pace”
che dovrebbe oggi — sabato, giorno
ebraico di Shabbat — circondare la
sinagoga di Oslo, in segno di solidarietà con la comunità ebraica locale dopo gli ultimi tragici fatti avvenuti in Francia e in Danimarca. A
darne notizia è stato il network radiotelevisivo Nrk.
«Vogliamo mostrare che i giovani
norvegesi condannano ciò che è accaduto a Copenaghen e che i musulmani non sostengono il terrorismo», ha affermato un altro degli
organizzatori, Atif Jamil, per il quale «è importante demolire il pregiudizio secondo cui i musulmani detestano gli ebrei». Attraverso Facebook hanno già annunciato la loro
partecipazione più di millecinquecento persone.
Ervin Kohn, il capo della comunità ebraica di Oslo, ha accolto con
favore l’iniziativa: «Quello che stanno dicendo è che se qualcuno vuole
Iniziativa dei vescovi sudafricani
Un mese
contro la tratta
fare qualcosa contro gli ebrei in
Norvegia deve prima passare sopra
di noi, e credo che questo sia molto
positivo». Kohn inizialmente aveva
dato il permesso di organizzare la
catena umana attorno alla sinagoga
a condizione che partecipassero almeno una trentina di musulmani.
«Meno di trenta non sarebbe una
cosa buona, sarebbe controproducente. Ma se si riempie Bergstien (la
strada dove ha sede la sinagoga) sarà un’ottima cosa», aveva dichiarato. Timori infondati, visto il grande
successo dell’iniziativa.
Hajrad e gli altri sei co-organizzatori, che fanno parte di un forum di
discussione su Facebook chiamato
Urett Avsløres or Injustice Revealed, hanno ottenuto più di cinquecento «mi piace» solo sul social network. Islam — si legge sulla pagina
dell’evento — «significa proteggere i
nostri fratelli e le nostre sorelle, a
prescindere dalla religione alla quale
appartengono. Islam significa elevarsi al di sopra dell’odio e non
scendere mai allo stesso livello di
chi odia. Islam significa difendersi
l’un l’altro».
Come in altre nazioni europee,
anche in Norvegia la protezione attorno ai luoghi di culto (in particolare le sinagoghe) è stata fortemente
rafforzata.
Si è svolto nei giorni scorsi a Lovanio, in Belgio, l’incontro ecumenico «Power for mission», organizzato dall’associazione Kairos Europe
and the Middle East (Kairos-Eme).
Kairos è una rete di gruppi e associazioni impegnati nella promozione del dialogo ecumenico, con una
particolare attenzione alla formazione di giovani interessati a un
impegno quotidiano nell’annuncio
del Vangelo e nella costruzione
della pace. Si tratta di un impegno
che — come ha ricordato anche
Paul Jordan, direttore di KairosEme — deve essere alimentato dalla
Parola di Dio e dalla condivisione
delle esperienze per vivere la missione nella luce di Cristo, speranza
per ogni uomo e per ogni donna.
Dopo l’esperienza del febbraio
dell’anno scorso a Londra, dove si
è riflettuto sulla dimensione profetica della missione, a Lovanio il
confronto è partito dal modo di vivere la centralità di Cristo nella
quotidianità della testimonianza
della fede; un invito a condividere
le speranze e le difficoltà della missione in un momento nel quale i
cristiani sono chiamati ad annunciare il Vangelo in una società sempre più secolarizzata, nella quale si
moltiplicano atti di violenza e di
intolleranza che si richiamano alla
religione.
A introdurre il tema della necessità e della forza della missione cristiana nel ventunesimo secolo è
stato chiamato Jean Barbara, presidente della Sword of the Spirit,
una piccola ma attiva comunità
ecumenica presente in varie parti
del mondo. Barbara, che ha alle
spalle una lunga esperienza nel
campo della missione nel Vicino
oriente, ha parlato dell’importanza
di proclamare la buona novella in
modo diretto, cercando forme che
possano consentire una missione
ecumenica nella quale far convivere
le diverse tradizioni cristiane.
Nel tempo presente è fondamentale che la missione dei cristiani favorisca la creazione di ponti in grado di far superare le differenze etniche, economiche e culturali che
costituiscono un ostacolo alla realizzazione di una piena fraternità.
Un’azione missionaria ecumenica
aiuta anche un processo di continuo rinnovamento del cristianesimo e il cammino verso l’unità; insieme i cristiani possono testimoniare, con maggiore efficacia, la Parola di Dio che può dare la speranza a tutti, in particolare a coloro
che hanno vissuto il dramma di veder distrutta la loro terra dalla violenza e dalla guerra. Le parole di
Barbara, che ha costantemente richiamato la Parola di Dio come
fonte privilegiata dell’esperienza
cristiana e del cammino ecumenico,
sono state solo una delle tante voci
che hanno animato il “weekend di
Kairos”, come viene chiamato l’incontro annuale. La condivisione
delle esperienze dell’annuncio di
Cristo nelle comunità locali, il di-
battito sui progetti di Kairos-Eme,
la lettura e l’ascolto della Parola di
Dio, la preghiera in comune, anche
con canti e animazioni di singoli
gruppi, hanno favorito la conoscenza diretta e la comunione spirituale tra i giovani che provenivano
dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dal
Belgio, dalla Germania, dalla Polonia, dal Libano, solo per citare i
Paesi maggiormente rappresentati a
Lovanio.
Il weekend nelle Fiandre fa parte
di un programma di incontri, promossi da Kairos, che nel 2015
prevedono, tra l’altro, un’esperienza di “accoglienza degli ultimi” in
India (dal 24 giugno all’8 luglio) e
un
pellegrinaggio
per
la
riconciliazione a Londonderry (dal
4 al 13 luglio): con questi incontri
Kairos - Europe and the Middle
East vuole offrire ai giovani delle
opportunità concrete di formazione
evangelica in modo da riaffermare
la necessità di una missione ecumenica per vincere la violenza. (riccardo burigana)
In Lussemburgo durante la quaresima
Digiuno dell’auto
LUSSEMBURGO, 21. Si chiama
«Digiuno dell’auto» ed è un’iniziativa ecumenica arrivata alla
diciottesima edizione. Per quattro settimane, durante la quaresima (1-29 marzo) i cristiani sono invitati a rinunciare alla comodità dell’auto, come forma di
piccolo digiuno e anche come
atto di responsabilità nell’impegno per arginare il cambiamento
climatico.
Nata nel 1989 nella diocesi tedesca di Trier, l’iniziativa — riferisce il Sir — si è diffusa in altre
città della Germania e poi in
Austria e in Lussemburgo. Inoltre, nel granducato, durante il
periodo quaresimale è attiva la
fondazione cattolica Bridderlech
Deelen che dedica la campagna
al tema della sicurezza alimentare, raccogliendo fondi per tre
progetti che sostengono scuole
di agraria e di agro-ecologia e
percorsi di formazione sulla sicurezza alimentare in Guatemala, Repubblica Democratica del
Congo e Kenya.
Dai presuli l’appello alla conclusione del conflitto in Sud Sudan
La pace adesso
JOHANNESBURG, 21. «Si stima
che il traffico di esseri umani sia
uno dei tre commerci più redditizi al mondo, insieme a quelli di
droga e armi. Il fenomeno è in
crescita in Africa e il Sud Africa
è diventato un punto particolarmente caldo. La nostra gente viene rapita sulla porta di casa, in
un mondo che ha perso il timore
di Dio e ogni percezione della
sacralità della vita umana». È
netta la denuncia contenuta nella
lettera pastorale che i presuli della Southern Africa Catholic Bishops’ Conference hanno dedicato al traffico degli esseri umani.
Il documento, che porta la firma del presidente dell’episcopato, l’arcivescovo di Cape Town,
Stephen Brislin, è stato diffuso
nei giorni scorsi in tutte le parrocchie cattoliche del Paese.
Prendendo spunto dalla celebrazione della prima Giornata di
preghiera e riflessione sulla tratta
delle persone, avvenuta nella ricorrenza di santa Josephine Bakhita, la religiosa sudanese, canonizzata nel 2000, che in tenera
età era stata rapita dai mercanti
di schiavi, i presuli sudafricani
hanno annunciato che d’ora in
poi il mese di febbraio verrà sempre dedicato alla sensibilizzazione e al contrasto di un fenomeno
così abominevole e che Papa
Francesco ha definito come un
vero e proprio crimine contro
l’umanità.
Nel loro messaggio, i vescovi
ricordano a questo proposito anche il dramma delle 200 ragazze
rapite in Nigeria da Boko Haram
e invitano a seguire l’esempio di
coloro che operano per l’assistenza e il recupero delle vittime di
questa piaga, definita «uno scandalo terribile, un male abominevole, fonte di tante sofferenze».
Nel sobborgo di Soweto, dove
nel mese scorso si erano registrati
gravi incidenti tra sudafricani e
immigrati, la giornata contro la
tratta — informa il sito in rete
della Southern Africa Catholic
Bishop’s Conference — è stata celebrata con una processione, alla
quale hanno partecipato più di
mille persone. Partita dalla parrocchia Regina Mundi la processione ha raggiunto la locale stazione di polizia, dove è stato
consegnato un documento nel
quale si esprime la condanna della comunità cattolica locale nei
confronti del traffico di esseri
umani. La processione era guidata da madre Melanie O’Connor,
responsabile dell’ufficio contro il
traffico di esseri umani dell’episcopato.
JUBA, 21. «Se questa guerra non finisce è la nostra nazione a essere finita». È l’appello che l’arcivescovo di
Juba, Paulino Lukudu Loro, ha lanciato in occasione della ripresa dei
negoziati per la pace in Sud Sudan,
avviati ad Addis Abeba, in Etiopia.
Il presule ha affrontato l’argomento
nel corso di una conferenza che ha
visto riuniti i rappresentanti di 64
tribù sud-sudanesi per discutere proprio delle possibili vie di uscita dalla
crisi che, secondo dati diffusi a fine
gennaio dalle Nazioni Unite, ha causato quasi un milione e mezzo di
sfollati interni e circa 500.ooo profughi verso i Paesi confinanti. A ciò si
aggiungono le enormi distruzioni,
soprattutto per quel che concerne la
produzione agricola, al punto che si
teme, se il conflitto non verrà a cessare al più presto, il serio rischio di
una carestia.
Tema dell’incontro, al quale — come riferisce Radio Vaticana — sono
intervenuti anche i tre governatori
delle regioni dell’Alto Nilo, di Bahr
al Ghazal e di Equatoria, era appunto «Pace adesso per le tribù del Sud
Sudan unite contro la guerra».
L’arcivescovo di Juba — citato dalle emittenti locali Radio Bakhita e
Radio Tamazuj — ha chiesto a tutti i
sud-sudanesi un impegno maggiore
per porre fine alla situazione di violenza, lamentando anche il fatto che
gli appelli alla riconciliazione lanciati
dei leader religiosi siano rimasti sinora inascoltati. «Il conflitto va risolto:
questa è la parola dei vostri leader
religiosi, ma la guerra non è ancora
finita». Nei giorni scorsi, come si ricorderà, i leader cattolici, episcopali,
presbiteriani ed evangelici del Paese
si erano riuniti per un incontro ecumenico di preghiera che si è tenuto
nella città di Leer, nello Stato di
Unity, uno degli Stati che ha subito
maggiormente le drammatiche conseguenze della guerra civile. In quella
occasione era stato auspicato che «il
2015 diventi l’anno della pace in Sud
Sudan».
Quanto alla decisione del Governo del Sud Sudan di sospendere le
elezioni generali previste a giugno,
tale scelta viene interpretata dal vescovo di Tombura-Yambio, Edward
Hiiboro Kusala, come uno sviluppo
positivo nell’interesse della pace nel
Paese. In una intervista a Radio Anisa, ripresa dall’agenzia Fides, il presule riferisce che nel corso della recente assemblea plenaria della Conferenza episcopale del Sud Sudan,
era emersa la preoccupazione dei vescovi sui problemi che si sarebbero
potuti riscontrare se il Governo di
Juba avesse insistito nel tenere le elezioni l’estate prossima.
Il vescovo di Tombura-Yambio ha
quindi definito una scelta «saggia»
la sospensione delle elezioni che permetterà di organizzare il censimento
della popolazione, di scrivere la Costituzione definitiva e di affrontare le
problematiche del periodo di transizione, in modo da effettuare le elezioni in condizioni più stabili. Monsignor Kusala ha anche invitato i fedeli a pregare per la pace nel Paese
durante la Quaresima e a contribuire
alla pacificazione nazionale metten-
do al primo posto l’interesse collettivo sui meri interessi personali. La
guerra civile, come è noto, è scoppiata nel dicembre 2013, quando la
fazione legata al presidente Salva
Kiir ha accusato gli uomini fedeli
all’ex vicepresidente Rijek Machar di
un tentativo di golpe. Il 2 febbraio
scorso le due parti hanno firmato
un’intesa per il cessate il fuoco, ma
non è stato ancora raggiunto un accordo di pace definitivo.
†
Il Decano, il Collegio dei Prelati Uditori e gli Officiali del Tribunale della
Rota Romana, uniti nella preghiera di
suffragio ed in spirito di cristiana speranza, annunciano, partecipando al dolore dei Familiari, il ritorno alla casa
del Padre di
Mons.
FRANCESCO BRUNO
Prelato Uditore emerito del Tribunale
Apostolico della Rota Romana.
†
Il Collegio dei Protonotari Apostolici
di Numero Partecipanti eleva al Signore preghiere di suffragio per il confratello
Mons.
FRANCESCO BRUNO
grato per il lungo e generoso servizio
da lui svolto.
L’OSSERVATORE ROMANO
domenica 22 febbraio 2015
pagina 7
Appello di Papa Francesco durante l’udienza ai fedeli della diocesi di Cassano all’Jonio
O Gesù o il male
I gesti esteriori di religiosità non bastano per accreditare come credente chi vive di illegalità
Un nuovo appello alla conversione è stato rivolto da Francesco a «quanti hanno
scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni malavitose». Il «pressante
invito» è risuonato durante l’udienza ai fedeli della diocesi calabrese di Cassano
all’Jonio, ricevuti nella mattina di sabato 21 febbraio, nell’aula Paolo VI.
Cari fratelli e sorelle,
saluto anzitutto voi, fedeli della Diocesi di Cassano all’Jonio, accompagnati dal vostro Pastore Mons. Nunzio Galantino, che ringrazio per le
parole che mi ha rivolto. E ringrazio
voi per averlo lasciato a disposizione
I saluti del vescovo e del fondatore della comunità Emmanuel
Da una terra maltrattata ma bella
Un contributo per le opere di carità del Papa — soprattutto per l’accoglienza degli emarginati assistiti
nelle strutture allestite accanto al colonnato del Bernini — è stato presentato a Francesco dalla comunità
di Cassano all’Jonio. «Queste realizzazioni sono
luoghi — ha detto il vescovo Nunzio Galantino
all’inizio dell’udienza — dove viene accolto Cristo
che soffre nelle membra doloranti dei senza fissa dimora». E sono «un monito perché le nostre chiese
diventino luoghi nei quali non solo si celebra Cristo
ma in cui quello stesso Cristo viene accolto e accudito» e «luoghi nei quali il culto diventa vita e la vita diventa culto».
A Francesco monsignor Galantino ha espresso anzitutto gratitudine per la visita del 21 giugno scorso,
assicurando la «disponibilità a lasciarci raggiungere
dal suo magistero, fatto di gesti oltre che di parole».
Il vescovo, riproponendo il messaggio lasciato dal
Papa nella «bella ma anche maltrattata terra di Calabria», ha ripetuto «quanto lontano dal Vangelo e
quanto inconciliabili con un’autentica vita cristiana
siano i comportamenti mafiosi, da quelli esplicitamente tali a quelli che ne trasferiscono lo stile nelle
relazioni più ordinarie». Il 21 giugno, ha ricordato il
presule, Francesco «ha usato parole di condanna
senza riserve per comportamenti di sopraffazione e
per scelte sistematiche di illegalità che umiliano
l’uomo e uccidono ogni speranza, soprattutto quella
dei nostri giovani».
«La chiarezza di quella condanna — ha affermato
— non ha attraversato solo la nostra terra. Non sappiamo quanto quelle parole abbiano toccato il cuore
di chi ha scelto di seguire in maniera sistematica la
strada del malaffare; sappiamo però che quelle parole hanno contribuito a fare chiarezza anche al nostro
interno». E infatti, ha spiegato, «hanno contribuito
a purificare sempre di più le nostre scelte pastorali e
ci hanno spinto a intensificare la nostra vigilanza
sulle manifestazioni popolari della nostra fede, vero
tesoro al quale non vogliamo rinunciare», come conferma anche la nota pastorale sulla ’ndrangheta dei
vescovi calabresi.
Ha preso quindi la parola padre Mario Marafioti,
che ha presentato i trentacinque anni di servizio
evangelico della comunità Emmanuel accanto alle
persone che soffrono per ogni tipo di droga come
anche agli immigrati. E ha chiesto a Francesco la
sua benedizione, per rinnovare «il miracolo da cui
siamo nati: quello dei primi volontari che venivano
per dare la vita, dei tanti accolti diventati accoglienti, delle vocazioni che, dalla fecondità del seme nella terra, hanno generato altre vocazioni. In particolare il sacerdote ha ricordato Enrica, una giovane
che ha offerto la sua vita per i ragazzi da cui ha
contratto la sieropositività. «A noi — ha detto —
spetta di amare, non di riuscire». E la strada giusta,
ha aggiunto, è quella del «semplice e autentico eroismo di tutti i giorni».
della Conferenza episcopale l’anno
scorso. Grazie tante! Grazie tante, di
cuore. Ma povero uomo, durante
quest’anno andava e veniva, andava
e veniva... Credo che sia il momento
di pensare a darvi un altro Pastore...
[i pellegrini rispondono: “No!”]...
Ma forse voi gli farete una statua
grande, lo ricorderete... Saluto anche
gli altri Vescovi presenti, tra i quali
vi è anche l’Eparca di Lungro: infatti, la Chiesa in Calabria accoglie tradizioni e riti diversi, che esprimono
la varietà dei doni che arricchiscono
la Chiesa di Cristo.
Saluto i rappresentanti della Comunità Emmanuel, nata dal desiderio
di “mettere vita con vita” con quanti
bussano alla sua porta. E ringrazio
per le parole che Lei [Padre Mario
Marafioti] mi ha rivolto, e incoraggio il vostro impegno nell’accoglienza del “Cristo sofferente”. Questa
accoglienza è frutto di uno stile di
apostolato fondato sulla preghiera
fervorosa e su una vita comunitaria
intensa. Da qui sono scaturiti i Centri di accoglienza e di ascolto, le case-famiglia, in Italia e all’estero, e le
Associazioni, tra cui saluto i Volontari Emmanuel di Cerignola.
Il ricordo della visita alla vostra
Comunità diocesana è ancora vivo
nel mio cuore: gli incontri con i carcerati, con i malati, con i sacerdoti, i
religiosi, i seminaristi... quanti sono
adesso i seminaristi? [“O tto”] Otto?
Questo non va! Dobbiamo pregare
di più per le vocazioni. D’accordo?
D’accordo! Il Signore ci ha detto di
pregare perché Lui mandi sacerdoti.
Confido nella vostra preghiera: bussare al cuore di Gesù, perché mandi
sacerdoti. Ricordo anche l’incontro
con gli anziani; la visita alla Cattedrale e al Seminario; e poi la straordinaria presenza della gente nella
piana di Sibari: c’era tutta la Calabria! Ho toccato con mano la vostra
fede e la vostra carità. Il Signore vi
aiuti a camminare sempre uniti, nelle
parrocchie e nelle associazioni, guidati dal Vescovo e dai sacerdoti. Vi
aiuti ad essere comunità accoglienti,
per accompagnare verso Cristo
quanti fanno fatica a scorgere la sua
presenza che salva.
Vorrei riaffermare un pensiero che
vi ho suggerito durante la mia visita:
chi ama Gesù, chi ne ascolta e accoglie la Parola e chi vive in maniera
sincera la risposta alla chiamata del
Signore non può in nessun modo
darsi alle opere del male. O Gesù o
il male! Gesù non invitava a pranzo
i demoni: li cacciava via, perché erano il male. O Gesù o il male! Non si
può dirsi cristiani e violare la dignità
delle persone; quanti appartengono
alla comunità cristiana non possono
programmare e consumare gesti di
violenza contro gli altri e contro
l’ambiente. I gesti esteriori di religiosità non accompagnati da vera e
Nel documento conclusivo del settimo congresso mondiale di pastorale
Le migrazioni tra cooperazione e sviluppo
di ANTONIO MARIA VEGLIÒ
In cammino con i migranti e i rifugiati. «La Chiesa si impegna a comprendere le cause che sono alle origini delle migrazioni, ma anche a
lavorare per superare gli effetti negativi e a valorizzare le ricadute positive sulle comunità di origine, di
transito e di destinazione dei movimenti migratori». Queste parole,
pronunciate dal Papa in occasione
dell’ultima giornata mondiale del
migrante e del rifugiato, sono alla
base del documento finale del settimo congresso mondiale della pastorale dei migranti.
Reso pubblico questa settimana
dal Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, il testo è nato dalla collaborazione dei trecento partecipanti, arrivati
a Roma da più di novanta Paesi lo
scorso novembre per riflettere sul
tema: «Cooperazione e sviluppo
nella pastorale delle migrazioni».
Tre le sezioni in cui è suddiviso il
documento, il cui testo è consultabile anche sul sito internet del dicastero (www.pcmigrants.org). Nella
prima è descritto il congresso nei
minimi dettagli; la seconda è dedicata ai risultati emersi dai lavori; la
terza racchiude una serie di considerazioni sollevate dai partecipanti.
Il cuore del testo presenta una serie di valutazioni con cui è stata
analizzata la contemporaneità delle
migrazioni. Nonostante gli sviluppi
avvenuti negli ultimi anni e le situazioni attuali, a volte penose e persino drammatiche, oggi l’emigrazione
resta ancora un’aspirazione alla speranza, un segno dei tempi, un fenomeno in cui la dignità e la centralità
della persona umana acquisiscono
un’importanza sempre maggiore. Lo
sviluppo rappresenta un processo
dinamico che implica crescita, re-
sponsabilizzazione
e
progresso;
l’obiettivo finale è quello di aumentare le capacità umane per ampliare
l’ambito delle decisioni e creare un
ambiente sicuro e stabile in cui tutti
possano vivere, lavorare e professare
il proprio credo con dignità e uguaglianza tanto nel contesto civile,
quanto in quello ecclesiale.
Ma la riflessione non si rivolge
solo alle difficoltà sperimentate e ai
benefici ricevuti dai Paesi di destinazione dei migranti. Viene analizzata anche la relazione esistente tra
Paese di origine e quello di arrivo,
nonché quella con i Paesi di transito, i quali ricoprono un ruolo particolare e vanno ben oltre il semplice
collegamento tra partenza e traguardo dei migranti. In questo contesto,
di fronte a una situazione di politiche moderne la cui tendenza è di
sottolineare la dimensione individuale della decisione di una persona di migrare, la Chiesa deve tutelare in particolare la famiglia migrante: il fenomeno della separazione familiare è di estrema importanza per
la pastorale a loro favore.
Inoltre, il documento sottolinea
quanto la migrazione possa essere
considerata uno strumento di responsabilizzazione per le donne, riconosciute non solo come dipendenti o parte del processo di ricongiungimento familiare, bensì come
agenti autonomi che provvedono al
sostentamento della famiglia e artefici del proprio progetto migratorio.
Un altro capitolo importante è
dedicato alle nuove generazioni migranti, costruttrici, forse inconsapevoli, di ponti tra le diverse società.
Infatti, attraverso il lavoro e le relazioni, esse creano una rete di rapporti carica di culture e conoscenze
differenti. «I programmi pastorali
diocesani e le iniziative riguardanti i
giovani migranti — si legge nel testo
— devono concentrarsi sulla loro
formazione integrale, che includa la
preparazione per diventare collaboratori attivi tra la loro cultura di origine e quella del Paese in cui vivono attualmente».
La riflessione non si ferma alla
semplice analisi della realtà, ma si
spinge oltre, approfondendo le implicazioni della sollecitudine pastorale della Chiesa nell’incontro tra
cooperazione, sviluppo e migrazioni: «La formazione del clero e dei
laici, pertanto, richiede formazione
interculturale, conoscenza, formazione al dialogo e valorizzazione del
potenziale dei migranti, che includa
il loro ruolo nella nuova evangelizzazione». Inoltre, continua il documento, devono «essere rafforzati e
intensificati la presenza e il ruolo
dei movimenti ecclesiali e delle associazioni».
Dalle conclusioni finali emerge il
desiderio di creare una collaborazio-
ne in rete tra le comunità ecclesiali
per adottare un approccio comune
al fenomeno migratorio e seguire le
linee di una pastorale universale,
con l’augurio di portare abbondanti
frutti nel servizio a Cristo presente
nei fratelli e nelle sorelle migranti.
Un ruolo primario per raggiungere
questo scopo ricoprono i mezzi di
comunicazione, che diventano uno
strumento utile, se ben utilizzato,
per ampliare la conoscenza e la
comprensione del magistero della
Chiesa riguardo la migrazione.
L’opinione pubblica deve essere
adeguatamente informata in merito
alla vera situazione dei migranti
non solo nel Paese di arrivo, ma anche nel Paese di origine e in quello
di transito.
«I pastori della Chiesa devono
parlare con una sola voce in materia
di migrazione»: questa è una condizione indispensabile, evidenziata nel
documento, per la corretta integra-
Sulla banchina di Pozzallo (Reuters)
zione dei migranti nelle comunità di
accoglienza, nel pieno rispetto
dell’universalità della comunità cattolica ecclesiale e, «insistendo sul
lavoro all’interno delle reti sociali
(che inizia dal semplice scambio di
contatti, come indirizzi e-mail, numeri di telefono, dettagli Skype e
indirizzi degli operatori pastorali
per i migranti)» in modo da «rafforzare una pastorale più generalizzata».
Il documento nasce con il desiderio di accompagnare nei prossimi
anni il lavoro pastorale con i migranti, facendo eco a ciò che Papa
Francesco ha detto nell’udienza ai
partecipanti al congresso: «La Chiesa cerca di essere luogo di speranza:
elabora programmi di formazione e
di sensibilizzazione; alza la voce in
difesa dei diritti dei migranti; offre
assistenza, anche materiale, senza
esclusioni, affinché ognuno sia trattato come figlio di Dio».
pubblica conversione non bastano
per considerarsi in comunione con
Cristo e con la sua Chiesa. I gesti
esteriori di religiosità non accompagnati da vera e pubblica conversione
non bastano per considerarsi in comunione con Cristo e con la sua
Chiesa. I gesti esteriori di religiosità
non bastano per accreditare come
credenti quanti, con la cattiveria e
l’arroganza tipica dei malavitosi, fanno dell’illegalità il loro stile di vita.
A quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni
malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione. Aprite il vostro
cuore al Signore! Aprite il vostro
cuore al Signore! Il Signore vi aspetta e la Chiesa vi accoglie se, come
pubblica è stata la vostra scelta di
servire il male, chiara e pubblica sarà
anche la vostra volontà di servire il
bene.
Cari fratelli e sorelle di Cassano,
la bellezza della vostra terra è un
dono di Dio e un patrimonio da
conservare e tramandare in tutto il
suo splendore alle future generazioni. Pertanto occorre l’impegno coraggioso di tutti, ad iniziare dalle
Istituzioni, affinché essa non sia
sfregiata in maniera irreparabile da
interessi meschini. Tra le “bellezze”
della vostra terra vi è la Comunità
Emmanuel, esempio di accoglienza e
di condivisione con i più deboli.
Giovani devastati dalla droga hanno
trovato in voi e nelle vostre strutture
il “buon samaritano” che ha saputo
chinarsi sulle loro ferite e ha saputo
ungerle con il balsamo della vicinanza e dell’affetto. Quante famiglie
hanno trovato in voi l’aiuto necessario per tornare a sperare per la sorte
dei propri figli! La Chiesa vi è riconoscente per questo servizio. Mettendovi al fianco di giovani e adulti
soggiogati dalle dipendenze, voi avete abbracciato Gesù sofferente e avete seminato la speranza.
Il nostro tempo ha un grande bisogno di speranza! Ai giovani non
può essere impedito di sperare. I
giovani hanno bisogno di sperare! A
quanti vivono l’esperienza del dolore
e della sofferenza occorre offrire segni concreti di speranza. Le realtà
sociali e associative, come pure i singoli che si adoperano nell’accoglienza e nella condivisione, sono generatori di speranza. Pertanto esorto le
vostre comunità cristiane ad essere
protagoniste di solidarietà, a non
fermarsi di fronte a chi, per mero interesse personale, semina egoismo,
violenza e ingiustizia. Opponetevi
alla cultura della morte e siate testimoni del Vangelo della vita! La luce
della Parola di Dio e il sostegno dello Spirito Santo vi aiutino a guardare con occhi nuovi e disponibili alle
tante nuove forme di povertà che
gettano nella disperazione tanti giovani e tante famiglie.
Su tutti voi qui presenti e sull’intera Diocesi di Cassano all’Jonio invoco la protezione di Maria Santissima, che voi venerate con i titoli di
Madonna della Catena e Madonna
del Castello. Vi accompagni anche la
mia Benedizione. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me.
E adesso, tutti insieme, ci rivolgiamo alla Madonna, pregandola: Ave
Maria...
Grazie tante della vostra visita. Vi
benedico!